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| Il risultato vero non è quello dei punti. Dobbiamo imparare ad andare oltre. A volte una vittoria è già il fatto di accettare di combattere, il restare svegli durante il combattimento, restare spettatori della turbolenta commedia che si agita dentro. Chi vince veramente è chi lavora su se stesso mentre combatte, e si rende conto che non sta combattendo contro un suo fratello di pratica, ma contro i suoi demoni. Dopo aver combattuto sono ancora più convinto dell'utilità di questo torneo. Ma non perchè credo che sia particolarmente utile che la competizione spinga ad allenarsi di più; ma perchè nella competizione ritroviamo il nostro limite: la nostra paura. Sono molti i veleni da debellare nel combattimento: l'istinto di sopraffare l'avversario, la voglia di farsi ammirare, la paura di essere sconfitti, l'ansia di venire sopraffatti, la rabbia in risposta a un duro colpo, il giudizio che noi abbiamo di noi stessi, l'orgoglio... Questi sono i nostri avversari, contro di loro è il vero combattimento, e non allestiamo un ring per nessun altro motivo che per metterci dentro e misurarci con loro. Quale importanza può avere il perdere ai punti quando si ha l'opportunità di combattere contro questi nemici che rimangono continuamente celati al nostro interno? |
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